Arte post-internet e gallerie commerciali | Vademecum Net art & New Media art

Nell’ultimo decennio si è fatta strada, nell’ambito del panorama dell’arte digitale, una tendenza chiamata “post-internet” che consiste, se vogliamo, in una sorta di “ritorno all’ordine” (almeno rispetto certi parametri dell’arte commerciale) di un nutrito gruppo di artisti new media (Marisa Olson, Katja Novitskova, Petra Cortright, Jordan Wolfson, LaBeouf Rönkkö & Turner, Harm van den Dorpel, Miranda July solo per citarne alcuni).

Origine del termine “post-internet”

Il nome “post-internet” a quanto pare si deve all’artista e curatrice tedesca Marisa Olson che lo utilizzò per la prima volta in un’intervista nel 2008 per descrivere la pratica creativa del “pro-surfer” (la Olson infatti è stata tra le fondatrici dell’“Internet Surfing Club” dei Nasty Nets, una comunità online di artisti-blogger nata nel 2006 sulla piattaforma Rhizome). In sostanza l’arte post-Internet non implica un tempo “dopo” internet, da qui l’ambiguità del nome, ma piuttosto una riflessione “su” internet. A causa di questa sua vaghezza semantica che lo rende facile preda di malintesi il termine “post-internet” è oggi sempre meno utilizzato.

Artista cerca casa!

Nella prima decade degli anni 2000 molti artisti new media cominciavano a sentire come troppo angusto lo spazio del monitor del pc come casa per i loro progetti online. Ormai le tecnologie informatiche e l’utilizzo del web si erano diffusi su larga scala e l’arte in rete appariva quasi scontata al punto da portare alcuni di questi artisti ad affermare “…si siamo digitali, ma non è importante, perché oggi tutti sono digitali” o ancora “…tutto è tecnologia e tutti usano la tecnologia per fare tutto”. La conseguenza fu che questi stessi artisti cercarono di ritagliarsi una seconda casa fuori dal web, una casa senza mobilio e dalle pareti bianche e immacolate, nasce così l’arte post-internet.

Ma cos’è l’arte post-internet?

L’arte post-internet è per dirla con le parole del critico e curatore tedesco Stefan Heidenreich “la produzione di convenzionali opere d’arte da galleria, che si relazionano tematicamente al mondo del web e non avrebbero senso senza di esso, ma che hanno tuttavia una vita materiale indipendente da esso”. In altre parole l’arte post-internet è una forma d’arte che riflette la rete e gli effetti di internet sulla società tramite la produzione di opere convenzionali come dipinti, sculture, video, fotografie ed installazioni. Il web infatti è considerato un elemento imprescindibile della società contemporanea e compito degli artisti post internet è indagare e descrivere criticamente questa realtà con qualsiasi mezzo a disposizione, sia esso tradizionale che non.

Differenze tra net art e arte post-internet

La differenza principale tra il percorso tracciato dai net artist e quello individuato dai post-internet artist è che i primi fanno della rete il mezzo ed il fine del loro lavoro (opere immateriali e facilmente riproducibili), mentre i secondi costruiscono una narrazione più o meno complessa sulla nostra società internettiana tramite oggetti reali (pezzi unici). Questa differenza a guardare bene ricorda un po’ l’evoluzione della stessa internet dove si è passati da rete aperta, condivisa e per certi versi utopica a sistema controllato dagli algoritmi iper produttivi e ultra performanti delle multinazionali del web (Google, Amazon, Facebook, Twitter, Instagram, Ebay ecc..).

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vademecum net art capitolo 8